Essere nonna

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Se diventare mamma è una gioia immensa che ti riempe il cuore di un tenero amore e al contempo ti carica di impegno, sacrifici e responsabilità. Diventare nonna è una giocondità che ti riempe gli occhi di immagini liete e l’anima di una traboccante commozione anche se ti carica di quella saggia consapevolezza che cambia la vita. È inevitabile. Nell’istante che guardi quel piccolo esserino figlio di tua figlia il tuo impegno di madre evolve. E se il compito materno cambia.. ovvio no, il criterio esistenziale muta! Perché? Perché inevitabilmente quel piccolo essere arrivato nel mondo che ti ammalia più di un diamante apparso per magia, accogli in cuore e anima, sfiori e coccoli con delicatezza, strabili alle buffe mossette, allegramente festeggi con amici e parenti segna un importante confine tra un ruolo e un altro. Naturalmente non muta l’amore che hai per tua figlia, anzi l’arricchisce di emozioni, sfumature comprensive, complicità emotiva, tuttavia severamente t’appella a una metamorfosi di stile nel dire, nel fare e soprattutto nel condividere. D’altronde l’avvenuto incontra il divenire. Un divenire meraviglioso in cui nella logica delle regole in armonia universale in punta di piedi entri dalla porta laterale e non sai ne come ne per quanto ne farai parte.

Non sai come perché quel piccolo essere che ti rapisce ogni pensiero e emozione è fulcro di una sintonia d’amore che cammina parallela al tuo affetto ma in vissuto autonomo.

Non sai per quanto poiché nella gioia di uno sboccio di vita all’improvviso cogli il tempo con tutta la sua incognita. L’età ti rimbalza e senza preparazione la tua parabola in fase discendente si materializza. Ciò t’affolla di mille domande. Una su tutte ti martella nell’attimo che quel piccolo roseo batuffolo si stiracchia nelle braccia di tua figlia e ti fa battere il cuore così forte, da rimbombare ai confini del mondo: fin quando?

Vorresti essere eterna per mai distaccarne la vista! Ma…nessuno lo è.

Per grazia ricevuta, la considerazione d’essere nonna soppianta presto la inquietudine. La gioia immensa di tua figlia ti scalda l’anima e ti carica di energia positiva e come per incanto avverti che in quel faccino innocente c’è anche una parte di te. Cosicché t’appare chiaro che rendersi disponibile è il solo propulsore potente a farti scattare la molla di partecipare alla sua crescita con amore e discrezione. 

bye.r

Happy New year

happy

L’arrivo di un nuovo anno è sempre un momento di grande euforia che ci pulisce l’animo e ci dona 365 pagine immacolate da vivere :
possa il cielo donarvi la luce per riempirle d’amore e letizia;
possa il vento portarvi le note dell’universo per comporvi un sonoro melodioso;
possa il mare cullare in acque limpide i vostri desideri per realizzarli;
possa ogni alba disegnare un meraviglioso arcobaleno per svegliarvi con un sorriso;
possa ogni stella dell’universo brillare ogni sera nei vostri occhi per alleviare ogni stanchezza;
possa ogni fiore che sboccia profumare il vostro cammino di entusiasmo;
possa ogni bimbo che incontrate specchiare nel vostro cuore l’innocenza;
possa l’angelo messaggero del bene proteggere ogni vostro pensiero altruista;
possa il sole riempirvi di calore per sorreggere, comprendere e allietare chi vi circonda
possa il vulcano eruttare fiumi e fiumi di energia creativa per soddisfare ogni ambizione
possa la vostra intelligenza, costanza, pazienza espandere con gioia la vostra esistenza
e….
possa giungere a voi in ogni angolo del pianeta il mio auspicio di ottenere quello che non osate domandare, quello che è chiuso nel cassetto, quello che vi rende radiosi, leggeri, ottimisti.

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buon anno 2015
by e. r.

Mirabilia

SUSJ 001

Madre Del Giglio

Fecondato Senza Umana Debolezza

Genuflessa Ai Vostri Piedi

Incapace Di Orare

Ascolto Il Canto Accorato

Ch’erompe Dal Vostro Cuore

Rimbalza Da Monte A Vallone

Viada Nei Concerti D’anime

Accorse A Supplicar L’intercessione.

Madre Delle Madri

Vi Guardo Trepidante

Senza Proferir Parole

Rapita Dall’eco Del Vostro Amore

Fora Cuori In Attesa Di Conversione

Accende Fervore A Erranti Perplessi

Vergine Inviolata

Eletta Dell’ Interminabile Amore

Vi Guardo Affascinata Dal Chiarore

Una Lacrima Scivola Giù

Ruzzola Sul Manto Sacrale

Abbacina Le Viste Sospese

Fuga Gl’ Incubi D’ Eterno Sgomento

Improvvisa Un’orazione A Lode

S’innalza A Mirabilia Di Grazia Ricevuta

Speranza Invocata D’interposizione

Rimovente Il Male Arpionatore

In Mente Sfibrata E

Corpo Devastato Da’ Corrosione

Serpeggia Lo Stupore

Parola S’incunea Fra I Raminghi

S’intona Un Canto Fra Rosari Tintinni

Lacrime Esulte Scorrono Su’ Volti Stinti

Capitombolano Come Granuli Di Collana Spezzata

Smarriscono

Tra La Folla Giubilare Ammassata

Madre Del Giglio

Sbocciato In Candore

La Mano Protendi Su Riluttanti Figli

Marosi Scorati Aggrappati A Canti

Schiumeggianti Un’ Asserzione

D’altra Tutelare Elargizione

Mi Sovviene Una Preghiera

Un Bisbiglio Aggrovigliato

Da Pensieri Alabastrini

Turbinoso Come Ignari Pellegrini

Accozzati Su Na’ Panca

Vergine Scelta Dallo Spirito

Soccorso D’ Ogni Empietà

Col Braccio Alzato E Il Volto Clino

Scivoli Avviluppata In Velo Trino

Mostri Parvenze A Pochi Volghi

Magnetizzata

Ti Ringrazio E M’inchino

Per Aver Infranto Le Difese Visuali

Gabbia D’ Immaginari Razionali

Sfuggenti Arcani Originari

by e. r.

Foto Medjugore 022

pellegrinando un dì   a  Medjugorie 

Disadorna da corazze

 

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CONFIDAVO CHE ORMAI

NIENTE E NESSUNO

INTACCAVA LA CORAZZA

DURA COME L’ACCIAIO

PESANTE DA PORTARE

SPERAVO CHE ORMAI

NIENTE E NESSUNO

SCALFIVA LA SICUREZZA

INCOLLATA ALLA PELLE

SOFFOCANTE DA PORTARE

MI ILLUDEVO CHE ORMAI

NIENTE E NESSUNO

VALICAVA LE MURA

ALTISSIME

IMPOSSIBILI D’ABBATTERE

ERO CERTA CHE ORMAI

NIENTE E NESSUNO

POTEVA SFIDARE GLI ACULEI

FODERA DEL TEGUMENTO

SCOMODI DA TRASCINARE

E’ BASTATO UN BATTITO

A SGRETOLARE

AMARE

DISADORNA DA CORAZZE

E.R

sulla riva del fiume… in un giorno afoso

 

CERBIATTO

cerbiat.jpg

nei grovigli della mente

immagini sfocate

scorrono lentamente

nei sentieri aperti

del mio spirito

leggero

il tuo passare avverto

agile cerbiatto

satollo di tutto

nel respiro intercetto

sensazioni

abbandonate

nell’immenso mio deserto

stupita ti ritrovo

e.r.

camminando all’alba di un mattino lontano….

VANITA’

 

difetti,riflessioni, 

Chi sei tu

Fanciullo beato

Su destriero piumato

Che vortichi

Nella giostra ritmata

D’arpe suadenti

Perdute nella vacuità

De tempi?

Chi sei tu

Che caramboli

Polvere sabbiosa

Infingarda e fastidiosa

Ch’intreccia l’avanzare

Di tranquille carovane?

Tu…

Sei la vanità

Del cavaliere trionfante

Impantanata in bagliori

Opalescenti

Di pozzanghere di vita 

Dondola e discendi

Tuffati nei cunicoli

De’ venti

Volta come foglia verde

Il destriero

Con l’ardimento del cavaliero

Arma il furor onorato

Vinci l’illusione incantata  

Rimescolio crogioso

Inafferrabile a te stesso

 

e.r.

 

ogni riferimento è…puramente casual incrociato!

 

AUTOCRATE

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TU,

CHE DOMANDI

CON TANTO ARDIRE

E CUPIDIGIA MOSTRI

NEL CARPIRE SEGRETI

NASCOSTI IN PIEGHE

DI CELATI TENDONI

CADENTI PALCHI

DI SIPARI VIVENTI

E TRAGICI ATTI

TU,

CHE DOMANDE PONI

E PRETENDI

CON TIRANNIDE

RISPOSTE E AMORE

DOMANDATI

E NON DOMANDARE

DAI

E NON BRAMARE

FORSE….

DOMANI

AUTOCRATE

O… CHISSA’

CIO’ CHE

ARROGHI

ESTORCERAI

e.r

dedicata a tutte le donne che nel mondo subiscono sopraffazioni

*

la foto l’ho presa dal weeb ed è una immagine pubblicitaria

 

MALARAZZA

malarazza.jpg
 Ti ho guardato e riguardato

scrutato e ispezionato

ma non ti ho capito

I tuoi occhi sfuggenti

non hanno un colore

Il tuo cuore ticchetta

ma non emana calore

La tua bocca è carnosa

ma senza passione

Il tuo volto pasciuto

non conosce rossore

Le tue mani uncinate

sbrindellan le carni

I tuoi piedi smisurati

martellano i sogni

La tua pelle stirata

puzza come merda assolata

Chi sei

e

da che buco provieni

vuota frattaglia

gonfiata a pallone

c’arlecchini i retropalchi

di buffoni cortigiani

animata cartapesta

che smitraglia idiozie

frulla leggi corporali

manipola e impasta

frittelle d’ogni razza

gira gli ingranaggi

ingrassa i ricconi

stritola i semplicioni

Ti ho guardato

girato e rigirato

non hai confini non hai pudore

dignità e neppure onore

non posso definirti spettro alieno

ne infernale demone animale

illusionista d’etica morale

Sei proprio una razza strana!

Una fetida anomalia

d’un gene tossico

inquinante e malverso

una MALARAZZA

c’alligna nei meati uretrali

dell’infida sottoforesta

Oh 

se ti potessi estirpare

qual paradiso gusterei!

Con diritti riconosciuti

vestita con progetti di luce

uscirei dalla trincea degli assilli

per gettarmi in un campo di gigli

dormire nel quieto candore

svegliarmi e fare l’amore

guardando al domani senza ossessione

d’una malarazza 

che imbroglia e scassa

e.r.

*

con questo scritto un po’ insolito

 rispondo a una provocazione dell’amica Tina

 

 

LA MIA VITA?

 

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La mia vita? Direi instabile, imprevedibile, per niente normale. Con mille possibilità e nessuna certezza, con mille vicende e nessuna in sintonia con i desideri, con infinite sfaccettature e nessuna solida concretezza. Una fila di ma e se senza un punto fermo.

Ho sempre desiderato e cercato, con tutte le fibre del mio essere, una normalità ma di sicuro non rientrava nel mio destino.

Perché? Domanda da un milione di euro.

Ho il cervello più vuoto che pieno di idee e sogni, lo spirito defenestrato da angosce inutili, uno spreco di vita. Chi può recuperare attimi di vita vissuti nel caos? Solo l’Eterno può intervenire ma ci vuole fede. Dov’è la mia fede? Anche quella s’è persa nel marasma degli avvenimenti. Ho corso dietro a tanto non ho trovato nulla. Cercando, cercando ho perso tutto perché ho perso me stessa. Mi sento come una zucca svuotata,  un cuore solitario e taciturno, non riesco ad elevarmi, a sublimare il dolore.

Guardo il cielo, è vasto e pieno di stelle. 

Un macrocosmo sconosciuto e affascinante mi sovrasta, è un grande, grandissimo cuore pulsante e vivido, costellato da tanti punti focali luminosi. Sono gli interruttori che accendono e regolano la vita di quaggiù. Dove sarà l’interruttore per accendere il mio punto luminoso?

Riuscirò a raggiungerlo? Ecco, se riuscissi a trovare l’interruttore del macrocosmo riuscirei a riaccendere la lampadina stella del mio microcosmo che ho spento involontariamente. O…forse no,  non si è mai accesa, nessuno ha voluto pigiare l’interruttore di un’esistenza per renderla meno angosciante, più aderente al mini universo della realtà tecnica della vita caduca.

Oh, cieli, stelle comete, corpi vaganti, sfere rotanti, vibrazioni assolute di cronologie e di tempi perfettamente sintonizzati su lunghezze d’onde sfioranti la terra, frullatori di avvenimenti e avvicendamenti sconosciuti, schermi di luce, saette, tagliatori e squarciatori di tenebre e menti offuscate, equilibratori biologici, assertori di vita e morte, implacabili imbonitori del tutto e del nulla non mi fornite l’opportunità di pigiare il mio bottone pulsore?  Voi che sgranocchiate sistemi codificati, modificate l’immodificabile, siete infiammatori di ardori rivoluzionari, vorticatori di masse oceaniche, mistificatori di enigmi razziali, benefattori voluttuosi di esistenzialismi filosofici, capaci di omogeneizzare, comporre e scomporre ritmi inspiegabili di tempi e vite perché non aprite un varco alla mia esistenza, caotica e non mi accordate col fato della rinascita morale e spirituale? Mi avete lasciato sulle strade senza un minimo di conoscenza della tecnica dell’agire nel mondo che sovrastate, scrutate, regolate, mi avete lasciato allo sbaraglio di verità inespresse che non posso afferrare, di impeti subdoli che cambiano continuamente direzione ai progetti e alle  speranze, avete arruffato i fili dell’interruttore della mia stella con implacabile crudeltà.

Guardo il cielo, è vasto e animato, una scia luminosa l’attraversa, per un attimo rischiara la notte, poi scompare alla vista. Il messaggio è chiaro, solo attimi fugaci può regalarmi il creato, non riuscirò a sintonizzarmi con l’ordine.

Ormai Inutile cercare una strada di normalità!  Se non smetto di volere una strada senza scossoni finirò per autodistruggermi.

Perché cerco una strada uguale a milioni di persone? 

Tutto sommato una vita varia è negativa della stabilità, positiva per mantenere sempre alti i livelli emotivi, esclude cose banali e piccoli fatterelli insulsi. Ognuno ha una personalità diversa, quindi obiettivi, desideri, comportamenti speranze differenti…

E’meglio che seguo la strada che ho innanzi, deviandola, perché non mi aggrada, rischio di decentrarmi e forse smarrire l’equilibrio per sempre più che vivendo nel caos…devo sottostare, o, forse semplicemente adeguarmi all’imperfezione della realtà.