Ero lì

dedicato alle viittime della strage del 2 agosto 1980

alla stazione di Bologna e a chi era li

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Il Cuore In Gola

La Valigia In Mano

Alle 10 e25

Impaziente

Di Andare Lontano

Ero Lì

Sul Primo Binario.

Mille Voci

Di Compagnia

Stride Il Freno

Trema

La Pensilina

Alle 10 e 25

Puntuale.

Arriva.

Ero Li.

Il Cuore In Gola

Valigia In Mano

Un Frastuono

Un Ticchettio

Un Boato

Alle 10 e 25

In Compagnia

Dal quel Binario

Salgo

In Orario

Ero Li

Mille Voci

Di Compagnia

Alle 10 e 25

85 sparirono

200 restarono

Sul Primo Binario

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Solitario meriggio nell’orto degli olivi

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C’è silenzio. Un silenzio rovente come può esserlo un meriggio con 35°. Ritmi lievi avanzano e retrocedono. Aspiro. Un sentore di essenze riposanti arrende i pensieri. Solitaria e all’ombra di un fogliame argenteo mi sento libera. Strano, anche assai ripulita da pensieri infestanti e rilassata da parermi morfizzata. Aspetti inediti di colori variegati insinuano il mio sguardo e affascinano il mio sostare. Sottilmente avverto che in questo angolo di terra renosa, dai colori insoliti, i profumi sfuggenti e al tempo stesso penetranti c’è qualcosa di diverso. Cosa? Di preciso non saprei descrivere ma è qualcosa di vivo, unico che acutizza i sensi e organizza la sensibilità ad accogliere. Immobile mi pongo a recepire. Cosa non è chiaro. L’aria è cosi calda da avvolgermi come un sudario. Tutto mi addiventa privo di ordinarie esigenze. Potrei essere qui da sempre senza avere percepito alcunché di turbamento materiale. Felice solo di esistere. Un lieve lieve percettio carica di potenza il silenzio che m’attornia. All’istante intuisco che per accogliere quel senso “vivo” devo far tacere l’ego e ascoltare il silenzio. Cosa avrà da dirmi se è muto? Vabbè, non so cosa sentirò ma accolgo l’input percettivo. Ascolto. In tutto quel silenzio che preme nell’aria ascolto con rispetto il fuori e il dentro. Non so com’è ma appena mi pongo fiduciosa odo. E ciò che odo ha una musicalità che t’ammolla e stordisce, ti trasporta in alto e ti tonfa come un macigno da frastonar la terra. Un cinguettio mi s’intrufola nell’udito. Il ronzio di un ape mi diventa un rombo di un cacciabombardiere. La magia è finita? Fisso lo sguardo sulle merlature antiche. Nessun pensiero mi stipa. Muto e incredulo lo sguardo vaga per comprendere però l’intorno mi si distrugge e ricrea, si ridistrugge e ricrea senza fornirmi indicazioni. Tutto mi sembra senza storia, senza età. Eppure…eppure di storia è carico ogni sassolino e l’età delle mura è plurimillenaria. Una farfalla frulla, si avvicina, si posa su un rametto secco, sbatte le ali riprende il volo. La seguo. Va verso le antiche mura di Gerusalemme. Mi sembra di percepire un invito a scrutare meglio se voglio accogliere e comprendere. Una croce in ferro mi è davanti. Gli olivi apatici nella quiete afosa, in attesa di rianimarsi l’ombreggiano. Sembra vogliano proteggere quei due pali di ferro incrociati dallo infocamento che deforma. Il silenzio è protagonista ma è così tanto appagante da farmi temere il ritorno di sgraditi suoni vociferanti. Echeggi di quei quarrequà umani che riducono un ammasso poltiglioso di spaventati. No. Permane. Denudo ancora raffinatezze sonore da concerto solista in cui il silenzio pigia, sbizzarrisce, riesce a intercettare note incognite, carpisce e interpreta magistralmente toni, sfumature, inespressi vocalizzi del combinare intimo. Transita attraverso la fisicità permettendo di compitarne l’immaterialità. Estrapola stonature, scongela armonie dell’essere, le riaccorda perfettamente sulle singolarità espressive che per paura diserta. È straordinario come in questo pendio eremitico nulla turba la quiete del paesaggio accaldato,  nulla vibra in disaccordo con l’animo! Anzi, stupisce come decontestualizza, conforta, spiana pesi e orpelli. Tallona ma non calpesta, rinvigorisce e comunica nuove consapevolezze. Solo leggerezza ti circonda in quest’orto popolato da olivi, siepi di rosmarino, arbusti fioriti, contorti, agave, cactus! Una leggerezza esaltante e inconsueta che trae origine da ciò che immaterialmente svolazza e come una tromba d’aria ti investe, ti innalza, ti rotola e sospende. Sospesa incontri subbuglianti misteri, tutto si confonde e poi come per incanto tutto ti si svela. La verità affiora e ti colpisce da stordire la mente e inertizzare il corpo. Lontano vedi e leggi il tuo silenzio che decodifica i rumori obliati. Quei suoni euritmici che volutamente disconosci e solo raramente ti è proibito intercettare. Suoni abituali acuti e grevi che prima spiazzano poi perdono l’incognito  si fanno leggibili, fanno fremere all’inverosimile gli spaghi emotivi del tuo rozzo strumento interiore. Incredibilmente ti pare che mai suono più bello sia giunto al tuo orecchio, t’abbia rapito da farti scordar chi sei, dove sei, e perché ci sei. Già perché sono in quest’orto? Ci sono…Un arbusto dai piccolissimi fiorellini gialli attrae l’occhio. Forse è di senape. Mi alzo per annusarlo. Avverto un calore insolito. Ovunque poso sguardo e mente m’appare infocato. Una sirena irrompe, scuote il mio solitario sbalordio. Guardo l’orologio, 5 ore son passate come in un secondo. Con rammarico devo salutare quest’angolino di terra e correre giù altrimenti rimango appiedata. Mentre corro l’aria mi frizza e disincanta. Una grande statua in ginocchio mi sfila al fianco. Sento un trasporto insolito. Mi fermo. L’osservo nella luce di un rosso sole che tramonta alle mie spalle. Una stria lucente l’attraversa e si perde sulle pietre. Mi esplode una bomba nello stomaco da frantumarmi in scagliette. Comprendo. Comprendo con chiarezza  lo straordinario che aleggia e il perché il luogo è veramente una strabiliante cassa di risonanza che tramuta l’impersonale guardare in coinvolgimento emozionale totale che mai ti farà tornare al solito insulso tran tran.  La magia non era finita perché non era magia ma un respiro. Si, un respiro vitale dell’Assoluto. Accolto dal cuore della terra in silenzio e solo dal silenzio trasmesso al cuore dell’umano che approda anche per caso in questa terra renosa e polverosa.

Devo ammetterlo. Di viaggi ne ho fatti. In posti strani ho sostato. Mai mi sarei sognata una cosa del genere. Poter credere e affermare a me stessa: se ascolti il silenzio, intercetti un concerto uditorio da lasciarti senza fiato. Se guardi ripulita dagli abbagli l’animo si inoltra, disintegra i desideri merciferi, il niente lo rimpiazza col tutto. Non il tutto che appaga afferrandolo, il tutto che gratifica sfuggendoti.

cristo nell'orto olivi

Op s dimenticavo.. dove altro potevo trovarlo? Ovvio no. Solo nell’orto degli ulivi!

bye.r.

svagando un di …in solitario sulle tracce  di… Gesù…

 

La mia… Befana

befana

Quel 6 gennaio, mentre si aspettava, quel bianco scendere dal ciel leggiadro tutto rendeva fluttuante, quasi irreale. Volteggiando la neve a poco a poco imbiancava tetti e strade e ogni passante raro sembrava un magio che a passo lento giungeva col suo dono da lontano. Da dietro i vetri occhi giovani scrutavano sperando di veder la “vecchietta” con sacca e scopa che sfrecciando lasciava cadere un regalo anche piccolino da fart sentire buono ogni bambino. Una folata inaspettata e in quel frullio entrò la befana. Che strano! Tutti me l’avevan descritta come carica d’anni d’andar piegata, i capelli stinti e arruffati, arcigna che al guardarti ti fulminava, la pelle rugosa e secca, ma a me, più la guardavo meno mi sembrava. Era piccola piccola, bionda bionda, non era proprio paffutella ma aveva la pelle biancorosea liscia come la seta, più che befana era una bambolina di porcellana. Con le manine piccoline e calde tenere ti sfiorava, una boccuccia a stellina con un sorriso il cuore allargava, ti guardava con due occhietti teneri da far svenire anche fata turchina. Altro che befana che portava il carbone, una visione di zuccherino dolcino dolcino. Esterefatta la guardavo e col pensiero domandavo chissà perché la chiaman befana, chissà perché me l’han descritta cattiva e strana. È così bella dolce e fragile da sembrar un cristallo raro venuta giù dal ciel con una stella. Son forse io a immaginarmela tanto bella o m’han cantato una balla. Beh come era era. Quella minuscola “befana” era la cosa più bella e meravigliosa che mai avevo visto e neppur nell’aspettar sognato.

Nevicava forte quel 6 gennaio ma a me pareva ch’era arrivata primavera con gli alberi carichi di bianchi fiori, le case inondate di luce, le strade risuonanti di grida gioiose, cristalline acque che scorrendo cantavano a perdifiato. La testa mi girava da che la visione mi rallegrava l’animo.

Per la prima volta ti presi fra le braccia e t’appoggiai al cuore lo sentii battere così forte che mi parve un tuono. Dio come eri bella bimba mia e quanto ero felice! M’apparisti un dono grande grande voluto dal cielo. Tutti ti riempivano di sorrisi, tutti ti guardavano felici, tutti ti circondavano e volevano stringerti da farmi tremare d’apprensione. Tu, così piccolina e delicata, in quella culla sbuffante di nastrini da me preparata sembravi un fiocco di neve posato da mano fatata.

Non nevica questo 6 gennaio. C’è freddo e gelo. Non nel mio cuore. Nel mio cuore c’è intatto quel calore che le tue piccole mani sfiorando il mio viso infiammarono d‘amore, c’è quella dolce musica del tuo primo vagito che mai ha smesso d’allietarmi, c’è quel tuo guardare intorno a scoprire il mondo che da sempre mi tiene viva la memoria. C’è quel mio stupore di mamma d’abbracciare una piccolissima dolce bambolina di porcellana e chiamarla figlia.

Per me la befana è d’allor magica. Ha fermato il tempo del mio cuore sul tuo battito, nessuno mai potrà spostare qell’attimo in cui t’ho guardato, delicatamente stretto al cuore e dalla gioia ho pianto.

Auguri infiniti alla mia… befana! 

Poster

Imm poster

Silenzioso

attimo passeggero

naufrago d’ amore

rugoso

origlia nel pensiero

per sottrarre all’invissuto

poster

stampigliato sulla parete

l’acuto suono

soffiato dal sapere

funambolo

nel baratro giocoliere

LUNA PARK

postigliato nel quartiere

sbagliato

LOGORO INCOLLATO

POSTER 

 ESTEMPORANEO UNICO

AMMUTA

e. r.

girovagando..tra la folla ..al luna park

Riflessi

Mi piace molto il mare. Ascoltare il suo rumore quando è in burrasca mi ritempra il fisico e mi istilla sensazioni di armonia sonora con l’invisibile, quasi di concertuale appartenenza animica a una sinfonia simbolica che,  con  note variamente acute, fluisce nell’etere pacificando la mia irrequietezza interiore. Guardarlo fissando le onde mi da sempre una percezione di movimento ineluttabile  in cui l’umanità, tra un onda e l’altra,  va e viene senza mai ripetersi, a volte risucchiata altre sbatacchiata  altre ancora frammentariamente riflessa, mai amorfa o statica.   Ma quel che mi affascina particolarmente è il potere che ha di stuzzicarmi, farmi reagire nell’essenza profonda, sintonizzarmi su lunghezze d’onda impercettibili all’occhio ma alquanto vibranti per i sensi. Soprattutto però è l’aspirare quel  suo profumo schiumoso che mi inebria perchè innesta nel pensiero riflessi di memorie burrascose.

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by e. r.

andando un dì…osservando..aspirando….ascoltando …  riflessi  pensieri l’anima schiumarono

Nel Blu Albino

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Ripida E Stretta

Nella Baia Cobalto

Chiocciola Scaletta

Negli Abissi Del Tuo

Mare Oleoso

Scende

Incantati I Miei Occhi

Raggianti

Oltre I Limiti

Sprofondano

Sulle Vele Trasparenti

Ibridi Pensieri

Allibiti

L’ Iridio Del Sole

Fissano

Nel Bianco Candore

Liquefatti Sogni

Traversano Il Mistero

Concatenati Pensieri

D’amore Cadente

Le Stelle Riempiono

Il Cielo

Ai Miei Occhi Sonnolenti

Muraci Violette

La Guazza Asseta

Informi Arcobaleni

Vagabonda

Maliante Vela

Nel Blu Albino

e. r. 

 

girando un di….in florida… sulle coste atlantiche..vele bianche …transitanti…presero i miei pensieri…..attaccati a te…. dileguandoli per sempre

Sembrava l’inferno…

partigiane

 

Sembrava L’inferno.

Tra Quelle Pietre

Rosse Di Sangue E Fosse Scavate

Da Bombe E Granate

Occhi Senza Più Lacrime

Pance Forate Da Spini

Notte E Giorno Strisciati

Solo Il Coraggio Folle

Camminava E Muto Urlava

Urlava E Avanzava

Incurante Di Chi Dietro Lasciava

Sui Colli Annichiliti

I Prati Sforaggiati

Vita E Morte L’inferno

Notte E Giorno Intrecciava

Morte O Vita L’eco

Giorno E Notte Ripeteva

A Quei Fagotti Scoloriti

Di Donne Bambine

Ormai Solo Lo Sguardo

C’era Di Donna

Duro Penetrava La Boscaglia

Puntava, Sparava

Sparava Puntava

Vita E Morte Non Contava

Passava E Ripassava

Sull’orizzonte Infernale

Un Solo Punto

Un Solo Punto

Faceva Strada A Occhi Braccia E Gambe

La Libertà

Sembrava L’inferno

Tra Quelle Pietre Rosse Di Sangue

Era Il Paradiso

im

grazie infinite ragazze

by e. r.