Mater Maria

elgreco_dormizione

Violetti Frizzi

Lievi Vanno

Consumati Sacrifici

In Occhi Lontani

Si Perdono

Luci Serafiche

Porte Segrete

Aprono

Carnale Bellezza

Sollevano

Nella Via Del Cielo

Sole Di Fuoco

Mater Maria

Assurge

Nell’oltremare Nero

Purezza Sacrale

Diabolico Cenera

Magnificat Gloria

Figlio

Umano Eterna

e.r.

Con la Mater Assunta auguro un lieto  ferragosto !

Solitario meriggio nell’orto degli olivi

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C’è silenzio. Un silenzio rovente come può esserlo un meriggio con 35°. Ritmi lievi avanzano e retrocedono. Aspiro. Un sentore di essenze riposanti arrende i pensieri. Solitaria e all’ombra di un fogliame argenteo mi sento libera. Strano, anche assai ripulita da pensieri infestanti e rilassata da parermi morfizzata. Aspetti inediti di colori variegati insinuano il mio sguardo e affascinano il mio sostare. Sottilmente avverto che in questo angolo di terra renosa, dai colori insoliti, i profumi sfuggenti e al tempo stesso penetranti c’è qualcosa di diverso. Cosa? Di preciso non saprei descrivere ma è qualcosa di vivo, unico che acutizza i sensi e organizza la sensibilità ad accogliere. Immobile mi pongo a recepire. Cosa non è chiaro. L’aria è cosi calda da avvolgermi come un sudario. Tutto mi addiventa privo di ordinarie esigenze. Potrei essere qui da sempre senza avere percepito alcunché di turbamento materiale. Felice solo di esistere. Un lieve lieve percettio carica di potenza il silenzio che m’attornia. All’istante intuisco che per accogliere quel senso “vivo” devo far tacere l’ego e ascoltare il silenzio. Cosa avrà da dirmi se è muto? Vabbè, non so cosa sentirò ma accolgo l’input percettivo. Ascolto. In tutto quel silenzio che preme nell’aria ascolto con rispetto il fuori e il dentro. Non so com’è ma appena mi pongo fiduciosa odo. E ciò che odo ha una musicalità che t’ammolla e stordisce, ti trasporta in alto e ti tonfa come un macigno da frastonar la terra. Un cinguettio mi s’intrufola nell’udito. Il ronzio di un ape mi diventa un rombo di un cacciabombardiere. La magia è finita? Fisso lo sguardo sulle merlature antiche. Nessun pensiero mi stipa. Muto e incredulo lo sguardo vaga per comprendere però l’intorno mi si distrugge e ricrea, si ridistrugge e ricrea senza fornirmi indicazioni. Tutto mi sembra senza storia, senza età. Eppure…eppure di storia è carico ogni sassolino e l’età delle mura è plurimillenaria. Una farfalla frulla, si avvicina, si posa su un rametto secco, sbatte le ali riprende il volo. La seguo. Va verso le antiche mura di Gerusalemme. Mi sembra di percepire un invito a scrutare meglio se voglio accogliere e comprendere. Una croce in ferro mi è davanti. Gli olivi apatici nella quiete afosa, in attesa di rianimarsi l’ombreggiano. Sembra vogliano proteggere quei due pali di ferro incrociati dallo infocamento che deforma. Il silenzio è protagonista ma è così tanto appagante da farmi temere il ritorno di sgraditi suoni vociferanti. Echeggi di quei quarrequà umani che riducono un ammasso poltiglioso di spaventati. No. Permane. Denudo ancora raffinatezze sonore da concerto solista in cui il silenzio pigia, sbizzarrisce, riesce a intercettare note incognite, carpisce e interpreta magistralmente toni, sfumature, inespressi vocalizzi del combinare intimo. Transita attraverso la fisicità permettendo di compitarne l’immaterialità. Estrapola stonature, scongela armonie dell’essere, le riaccorda perfettamente sulle singolarità espressive che per paura diserta. È straordinario come in questo pendio eremitico nulla turba la quiete del paesaggio accaldato,  nulla vibra in disaccordo con l’animo! Anzi, stupisce come decontestualizza, conforta, spiana pesi e orpelli. Tallona ma non calpesta, rinvigorisce e comunica nuove consapevolezze. Solo leggerezza ti circonda in quest’orto popolato da olivi, siepi di rosmarino, arbusti fioriti, contorti, agave, cactus! Una leggerezza esaltante e inconsueta che trae origine da ciò che immaterialmente svolazza e come una tromba d’aria ti investe, ti innalza, ti rotola e sospende. Sospesa incontri subbuglianti misteri, tutto si confonde e poi come per incanto tutto ti si svela. La verità affiora e ti colpisce da stordire la mente e inertizzare il corpo. Lontano vedi e leggi il tuo silenzio che decodifica i rumori obliati. Quei suoni euritmici che volutamente disconosci e solo raramente ti è proibito intercettare. Suoni abituali acuti e grevi che prima spiazzano poi perdono l’incognito  si fanno leggibili, fanno fremere all’inverosimile gli spaghi emotivi del tuo rozzo strumento interiore. Incredibilmente ti pare che mai suono più bello sia giunto al tuo orecchio, t’abbia rapito da farti scordar chi sei, dove sei, e perché ci sei. Già perché sono in quest’orto? Ci sono…Un arbusto dai piccolissimi fiorellini gialli attrae l’occhio. Forse è di senape. Mi alzo per annusarlo. Avverto un calore insolito. Ovunque poso sguardo e mente m’appare infocato. Una sirena irrompe, scuote il mio solitario sbalordio. Guardo l’orologio, 5 ore son passate come in un secondo. Con rammarico devo salutare quest’angolino di terra e correre giù altrimenti rimango appiedata. Mentre corro l’aria mi frizza e disincanta. Una grande statua in ginocchio mi sfila al fianco. Sento un trasporto insolito. Mi fermo. L’osservo nella luce di un rosso sole che tramonta alle mie spalle. Una stria lucente l’attraversa e si perde sulle pietre. Mi esplode una bomba nello stomaco da frantumarmi in scagliette. Comprendo. Comprendo con chiarezza  lo straordinario che aleggia e il perché il luogo è veramente una strabiliante cassa di risonanza che tramuta l’impersonale guardare in coinvolgimento emozionale totale che mai ti farà tornare al solito insulso tran tran.  La magia non era finita perché non era magia ma un respiro. Si, un respiro vitale dell’Assoluto. Accolto dal cuore della terra in silenzio e solo dal silenzio trasmesso al cuore dell’umano che approda anche per caso in questa terra renosa e polverosa.

Devo ammetterlo. Di viaggi ne ho fatti. In posti strani ho sostato. Mai mi sarei sognata una cosa del genere. Poter credere e affermare a me stessa: se ascolti il silenzio, intercetti un concerto uditorio da lasciarti senza fiato. Se guardi ripulita dagli abbagli l’animo si inoltra, disintegra i desideri merciferi, il niente lo rimpiazza col tutto. Non il tutto che appaga afferrandolo, il tutto che gratifica sfuggendoti.

cristo nell'orto olivi

Op s dimenticavo.. dove altro potevo trovarlo? Ovvio no. Solo nell’orto degli ulivi!

bye.r.

svagando un di …in solitario sulle tracce  di… Gesù…

 

luna bianca

luna bianca

 

È caldo. Non ho sonno. Forse per il fragore del mare, forse per l’atmosfera che sento straniera, o per il letto immenso che mi sperde. Esco in cerca di frescura. 

Una  luna magnifica m’accoglie.. Così non l’ho mai vista. È bianca come la mia notte! Mi sfotte? No, mi schiara l’intorno e…E come un bianco sole raggia sul buio pesto del giardino, spennella di colori la vista, brivida le emozioni, ebbra l’anima.

Luminescente la vita corre nella notte non notte.

Le cicale cantano, lucciole e farfalle danzano, la rugiada ammicca, estasiata la rosa sboccia, l’orchidea si veste da sposa, le palme datterine stracariche di caschi zuccherini si piegano ad arco.  Bolle di pensieri colorate e trasparenti a processione avanzano tra i rami dell’alloro, s’anfrattano, a una a una esplodono. Piccole mongolfiere cariche di aneliti salgono verso il cielo, toccan le stelle, ondeggiando leggere ridiscendono, a valle s’ancorano. Lontano fuochi d’artificio squarciano l’etere, grappoli di scintillii si perdono nella volta celeste. La luna bianca occhieggia. Una coppia smarrita nel sogno la guarda, sospiri al vento il silenzio frulla. L’onda del mare sciaborda, una nenia argentea la culla, occhi stanchi scrutano la vela all’orizzonte. Vele di liberi pensieri lontano vanno con sogni e tormenti. Frusci di note animiche di violini, arpe e clarini solcano i laghi ombrosi dell’ essere. Speranze e fantasie concatenate raggiungono il tetto galattico e si perdon fra le stelle. Luna luna…Stasera sei magica, catturi occhio e respiro, rifulgi e favilli come non mai e da regina eterea del virtuale eremitico fantasticare umano, espatri nell’etere i desideri impossibili. Chissà di quanti. Chissà il perché. Che importa. Luna luna, quante creature vivono la notte insieme a te. Quante abbacini con la tua bianca luce. Quante trasporti in un mondo malioso e poi catapulti in strade rocciose! Luna luna..sei bizzarra più di me ma…Mai deludi chi t’ammira, guarda, sospira! Lattea, argento, gialla, rossa, nera, blu. A spicchio, tonda, mezza, velata o nuda, calda e luminosa o gelida e cinica sempre bella all’occhio solitario. Sempre magica ai cuori innamorati. Sempre complice fascinosa di amanti e disperati. Sbarazzina dea di musici e nottambuli sei sempre astro confidente dell’immaginario, Musa ispiratrice di poeti, sognatori, illusi.

Luna luna in questa notte settembrina brilli solo per me?

Sai,più ti guardo e più mi emerge un che di complice a perdermi nella tua enigmatica rispecchiata luce per assorbir quell’essenziale immateriale che muta i sogni in reale!

Fantastica è questa luna lattea, stregata questa calda notte.

La vita corre, a poco a poco l’alba aspira la luce, nel sanguigno cielo non vedo più la magia immaginaria, vedo il dinamismo del giorno che ingoia illusioni e romanticherie. Lontano fracassa un motore, dev’essere quello del fornaio, l’orologio del campanile rintocca, sperso nella campagna un gallo gli fa eco.

Svanita è la luna, attiva da cielo a cielo è la vita.

by e. r.

svagando… per il mondo… in  un settembre caldo…anzi magico….

Scendo, risalgo

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Scendo.

Osservo..

ascolto..

Passa un alito..

ha il profumo dell’ arcano!

Quello…

quello che non trovi su uno scaffale

ma

nei luoghi straordinari..

in cui  annusi e non  spieghi

 immagazzini

ma non  comprendi..

Succede

in certi incontri casuali

 strani

Tipo?

Tipo un cavallo senz’ali che vola 

un volto che ride senza sorriso

una folla priva di materia e suoni

che cammina e dialoga

E’ straordinario!

Si

lo è.

Osservo..

ascolto..

tutto

affascina lo sguardo.

Passa un alito…

l’angoscia svuota

 arcani timbri 

il cuore risuona.

Leggera

risalgo.

é.r.

girando un dì …assolato…per le stradine di Nazhareth…

 

 

Nel Blu Albino

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Ripida E Stretta

Nella Baia Cobalto

Chiocciola Scaletta

Negli Abissi Del Tuo

Mare Oleoso

Scende

Incantati I Miei Occhi

Raggianti

Oltre I Limiti

Sprofondano

Sulle Vele Trasparenti

Ibridi Pensieri

Allibiti

L’ Iridio Del Sole

Fissano

Nel Bianco Candore

Liquefatti Sogni

Traversano Il Mistero

Concatenati Pensieri

D’amore Cadente

Le Stelle Riempiono

Il Cielo

Ai Miei Occhi Sonnolenti

Muraci Violette

La Guazza Asseta

Informi Arcobaleni

Vagabonda

Maliante Vela

Nel Blu Albino

e. r. 

 

girando un di….in florida… sulle coste atlantiche..vele bianche …transitanti…presero i miei pensieri…..attaccati a te…. dileguandoli per sempre

Visioni

surreali

 

Lenti Surreali

Scorrono

Passati Turbinosi

Navigano

Dubbi Ancestrali

Affiorano

Nuvole Bianche

Il Cielo Invadono

Sui Vetri Opachi

Cristalline Gocce

Prismatiche Visioni

Transitano

Nel Lampo Icastico

Compendi Emotivi

Sui Petali Rossi

Esiliano

e.r.

visioni

svagando un di… in un posto qualunque…..sotto la pioggia

PAESANA SAGRA

P8100177

Fugge Il Giorno

Nell’incompiuta Sera

Satura Di Profumi

Fresca Tenerezza

si Perde sulla Via

Festaiolo Spirito

Impaziente Attore

Di Paesana Sagra

Buio avvocia

Specchiata Virtù

cortesia

sul palco Reclama

multietnica folla

Nel Riso euforia

nostrana Ingabbia

Impassibile L’afa

Villica Padana

Lussuriose Schiavitù

in Scomposte Panche

Consuma

allimpidita Superluna

fiammanti desideri

in occhi cadenti

arricciata sciama

by e.r.

svagando …alla festa paesana..tra luci..colori e voci ..la fantasia si fa strana …